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Marina di Alberese: la spiaggia che si allunga

lontano e arrivarci era un viaggio. Sfumata la brutta stagione, non si poteva resistere più di tanto, bisognava andare a vedere come stava. Così, appena babbo o mamma erano liberi si partiva. Prima di tutto, c’era la strada che da Spergolaia, all’ombra di pini che facevano i pinoli, portava fino alla spiaggia. Dal finestrino, scorrevano paesaggi che nella fantasia influenzata dalla tv, assimilavamo a quelli del far west, per gli intrecci di recinti e mandrie di cavalli al pascolo. Avevamo anche i cowboys, anzi noi avevamo i butteri, che erano meglio, perché ci avevano raccontato che in un rodeo, avevano sfidato e stracciato nientemeno che Buffalo Bill. Superata la curva dello Scoglietto poi, ti ritrovavi nella savana africana, con le vacche maremmane dalle corna lunghe al posto degli zebù pascolanti. Di leoni e leonesse non se ne sono mai visti, anche se adesso si parla di lupi, branchi di lupi a caccia che, a quei tempi, appartenevano allo stesso mondo di fantasia dei leoni. Quel viaggio, tra la fantasia e la realtà, finiva spesso con un parcheggio selvaggio a lato della strada. All’orizzonte, il mare lo vedevi ma per arrivarci, dopo la pineta, c’era da superare una duna. Dal nostro mezzo metro di altezza o poco più, quella duna era altissima, come una montagna. E la cosa più bella era usarla come scivolo. Poi, c’erano cabine dietro cui giocare a nascondino, e un recinto di cannuccia le separava dal mare. C’era un ristorante e un bagno pubblico, e per arrivare al mare dovevi camminare ancora almeno un centinaio di metri. Finalmente, il viaggio era finito e si poteva correre sul bagnasciuga, rischiando di bagnarsi scarpe, calze e piedini, ad ogni onda che si infrangeva. Crescendo, il mare si è fatto sempre più vicino. Si è mangiato il recinto di cannucce, le cabine, il bagno pubblico e anche il ristorante. Ora, si trovano sott’acqua, a chissà quanti metri dalla costa. Anche la pineta ha rischiato di essere mangiata, anzi, seccata, dalle infiltrazioni di acqua salmastra. La realtà ha cominciato a prendere il sopravvento sulla fantasia. Finché l’uomo non si è ingegnato e ha deciso di bloccare l’erosione della costa. Sono cominciati i lavori: la ricostituzione della spiaggia con sei pennelli a mare di 250 metri, la ricostruzione dell’argine a difesa delle antiche opere di bonifica. Alcuni milioni di euro investiti. Abbiamo sperato e, forse, siamo stati esauditi. E’ ufficiale: Consorzio Bonifica, Parco Regionale della Maremma, Sindaco e Regione hanno annunciato il 10 aprile che il progetto, chiamato “Foce del fiume Ombrone”, ha riguadagnato in tre anni 20 metri al mare, con una risposta già positiva anche da parte dell’ecosistema e delle specie interessati. Sembrano pochi, ma è solo l’inizio! La spiaggia si è allungata, il viaggio può ricominciare. [caption id="attachment_8435" align="aligncenter" width="300"]Foto di Tamara Pastorelli Foto di Tamara Pastorelli[/caption]  ]]>

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